Ambiente: la sesta estinzione è da Pulitzer Il libro vincitore del prestigioso premio nella sezione saggistica racconta l’estinzione di massa peggiore degli ultimi 65 milioni di anni. Quella che stiamo provocando noi

La vita sulla Terra non è stata plasmata soltanto dall’evoluzione. Ci sono stati, nell’arco di milioni e milioni di anni, anche alcuni singoli eventi di portata così enorme da determinare cambiamenti epocali. Il passaggio da un periodo all’altro della preistoria infatti è stato determinato da alcuni questi eventi catastrofici, ognuno dei quali ha determinato l’estinzione di un certo numero di specie. Le principali estinzioni sono state 5, le cosiddette “big five“, l’ultima delle quali è quella causata dall’impatto di un meteorite sul nostro pianeta che ha spazzato via i dinosauri 65 milioni di anni fa rendendo di fatto possibile la comparsa dell’uomo. E proprio noi uomini, e donne, oggi siamo testimoni della più grande estinzione di massa mai avvenuta da allora: quella causata da noi.

Una storia che va raccontata

Il libro La sesta estinzione – Una storia innaturale di Elizabeth Kolbert, fresco vincitore del premio Pulizter nella sezione Saggistica, racconta come gli scienziati abbiano iniziato a rendersi conto del fenomeno grazie alla scomparsa sempre più rapida di intere specie un tempo abbondantissime. Dagli anfibi ai pipistrelli, passando per i coralli, non si conta il numero di specie che soffre a vario titolo per impatti riconducibili all’uomo. Non solo l’emissione di gas serra in atmosfera, a ritmi mai registrati prima, causa l’acidificazione degli oceani e il cambiamento climatico, che rende inospitali habitat un tempo perfetti per moltissime specie. Ogni mezzo con il quale l’uomo ha modificato la Terra per piegarla ai propri bisogni ha inciso pensantemente sui bisogni altrui, quelli di animali e piante che condividono il pianeta con noi.

Così se assistiamo impotenti a un’autentica ecatombe di rane e pipistrelli, molto ben descritta da Kolbert, che ha intervistato innumerevoli scienziati e con acuni di loro è andata sul campo a testimonarla di persona, è per via dell’azione di due funghi, diversi tra loro ma ugualmente letali, diffusi in zone diverse da quelle di origine per colpa dell’uomo. Un esempio? La femmina della rana africana Xenopus laevis, utilizzata fino agli anni Cinquanta-Sessanta per fare test di gravidanza (sfruttando una sua particolare sensibilità agli ormoni), è stata esportata in tutto il mondo proprio a questo scopo. Peccato che fosse portatrice di un fungo per lei innocuo che in compenso ha dato inizio alla decimazione di molte altre specie di anfibi meno fortunati.

Cambiamenti enormi a una velocità pazzesca

Uno studio recente, citato da Kolbert nel suo libro, stima che di questo passo fino al 30 per cento delle specie note sarà estinto entro il 2050 e che la metà di tutte le specie potrebbe scomparire entro la fine di questo secolo. Molte spariranno dai nostri mari che ogni anno assorbono qualcosa come due miliardi e mezzo di tonnellate di CO2. Alla fin fine, spiega l’autrice, l’aspetto più mortale dell’attività umana potrebbe essere semplicemente il suo ritmo. Solo nell’ultimo secolo i livelli di CO2 in atmosfera sono cambiati tanto, per la precisione ne abbiamo aggiunte 100 parti per milione, quanto di solito accade nell’arco di centinaia di migliaia di anni. Nel frattempo il calo dei livelli di pH degli oceani avvenuto negli ultimi 50 anni potrebbe essere superiore a qualsiasi evento accaduto nei precedenti 50 milioni di anni. Il fungo responsabile dello sterminio di molte specie di anfibi nell’America Centrale può fare mezzo giro del mondo a bordo di un volo American Airlines in un solo pomeriggio, mentre prima che questi mezzi esistessero avrebbe impiegato per compiere lo stesso tragitto centinaia se non migliaia di anni, se mai vi fosse riuscito del tutto.

Al momento circa un terzo di tutte le specie anfibie, quasi un terzo dei coralli, un quarto di tutti i mammiferi e un ottavo di tutti gli uccelli è classificato tra le specie a rischio di estinzione. Senza considerare tutte quelle specie che nel corso della nostra breve permanenza sul pianeta abbiamo già provveduto a sterminare facendole estinguere. Siamo noi ad aver provocato tutto questo, tocca a noi porvi rimedio. Prendere coscienza del fatto che stia a accadendo e del perché è già un primo passo. Il libro di Kolbert, ben scritto e di scorrevole lettura, aiuta a farsene un’idea piuttosto chiara.